Armi chimiche in Siria: In stallo il rinnovo della Commissione di inchiesta dell’Onu. La Svizzera ne condanna l’uso.

Il 2 novembre è stato diffuso l’ultimo rapporto della Commissione di inchiesta delle Nazioni Unite (OPCW-UN Joint Investigative Mechanism) sull’uso di armi chimiche in Siria. In particolare la Commissione si è espressa sui casi di Umm Haush e Khan Shaykhun.

“Il rapporto della Commissione – spiega la nota del Dipartimento federale degli affari esteri elvetico – ha identificato i responsabili nel gruppo «Stato islamico» per l’utilizzo di iprite a Umm Haush nel settembre 2016 e la Repubblica araba siriana per l’impiego di sarin a Khan Shaykhun nell’aprile 2017.

Proprio per questi due casi il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non aveva potuto rinnovare il mandato alla Commissione di inchiesta.

La Russia, infatti, in qualità di membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva posto il veto al rinnovo del mandato.

Un altro voto contrario era arrivato dalla Bolivia. Cina e Kazakhistan si erano invece astenuti. In undici avevano votato a favore del rinnovo.

La Russia aveva chiesto di rimandare la decisione sul rinnovo del mandato alla Commissione proprio dopo la pubblicazione del rapporto sui casi di Umm Haush e Khan Shaykhun. Il rapporto su questi avvenimenti ora è stato diffuso. A giorni il Consiglio di Sicurezza dovrebbe quindi riunirsi di nuovo per prendere una decisione in merito.

La Confederazione a seguito della pubblicazione del rapporto ha condannato l’uso di armi chimiche.

“La Svizzera condanna con estrema fermezza l’utilizzo di armi chimiche e invita tutte le parti in conflitto in Siria ad astenersi dal ricorso a questo tipo di armi e a rispettare le norme del diritto internazionale umanitario”.

A dirlo è il Dipartimento federale degli affari esteri elvetico in una sua nota.

“La Svizzera – prosegue il comunicato – ha nuovamente chiesto al Consiglio di sicurezza dell’ONU di deferire la situazione in Siria alla Corte penale internazionale affinché possa analizzare penalmente queste e altre gravi violazioni del diritto internazionale umanitario perpetrate dalle parti in conflitto. Inoltre, esorta il Consiglio di sicurezza a verificare ulteriori misure per arginare il dilagante clima di impunità per crimini così gravi e a garantire la protezione della popolazione civile e di altre vittime del conflitto. La Svizzera ritiene, inoltre, che sia necessario compiere ulteriori verifiche alla luce di vari presunti episodi in cui potrebbero essere state utilizzate armi chimiche ed è decisa a portare avanti i propri sforzi umanitari in Siria e nei Paesi confinanti che hanno accolto la maggior parte dei profughi”.

Per la Confederazione elvetica “questo conflitto può essere risolto solo a livello politico”.

Secondo i dati delle Nazioni Unite (UN News Centre) “sono oltre 250 mila le persone uccise e oltre un milione i feriti dall’inizio della crisi nel 2011”.

j.c.

swissnews24.ch

immagine di repertorio

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