Federica, giovane milanese espone le sue opere a Ginevra. “Attraverso l’arte indago cosa significhi essere italiana”. Oggi l’inaugurazione.

Per raccontare la vostra storia potete scrivere una mail a info@swissnews24.ch.

Ginevra, una città d’arte? Difficile pensarlo. Solitamente alla capitale dell’omonimo cantone, si associa con più facilità la miriade di organizzazioni internazionali che qui hanno la loro sede o la grande finanza.

All’inizio non lo pensava neanche Federica Bossi, trentatreenne di Milano, trasferitasi nella città svizzera quattro anni fa.

Federica si è subito ricreduta su questa piccola città che, sulla carta almeno, non ha nulla a che vedere con le grandi gallerie d’arte di Milano, di Berlino o di Londra.

Ma è proprio qui, contro ogni previsione, che la giovane artista milanese sta per realizzare il suo sogno.

Federica è tra i 104 artisti selezionati attraverso un bando pubblico per esporre presso la Halle Nord della città ginevrina. L’esposizione si intitola “Carnets” e l’obiettivo è proprio quello di far scoprire al pubblico gli artisti che usano regolarmente il carnet per le loro creazioni e disegni.

Federica, ti va di raccontare qualcosa di più sulla tua storia?

Sono residente a Ginevra da quattro anni e mezzo, da quando mio marito si è trasferito qui per lavoro e io l’ho seguito. Quando ci siamo spostati dall’Italia, nel Paese stavano cambiando un po’ di cose e penso che sia stato un bene ed una fortuna avere questa possibilità. Ginevra si è rivelata davvero un luogo trampolino dove posso realmente sviluppare una grande professionalità. E poi questa possibilità la vedo anche come un po’ il riscatto delle mogli che seguono i loro mariti. Anche noi possiamo realizzare i nostri sogni.

Per quanto riguarda, invece, la tua carriera come sei arrivata fino a qui?

Io nasco come grafica, ho studiato alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano (NABA) e poi mi sono specializzata in produzione cinematografica sempre a Milano. Quando mi sono trasferita a Ginevra, ho cercato di portare avanti questi due filoni cercando di far diventare l’arte un vero e proprio mestiere. In maniera autodidatta ho proseguito la formazione grafica ed ho iniziato a studiare pittura disegno e storia dell’arte. Confrontandomi con amici in Italia e in Svizzera ho sempre cercato di fare dei progressi e di elaborare delle opere sempre più mature e complete.

E l’occasione di questa mostra, com’è arrivata?

Da quando sono arrivata, ho sempre monitorato quello che succede a Ginevra così sono venuta a conoscenza del bando della galleria Halle Nord, l’associazione che raccoglie gli artisti di Ginevra cercando il più possibile di promuovere i giovani. Hanno ricevuto più di 250 elaborati e poi hanno proceduto con la selezione.

Penso che questa esposizione sarà molto interessante e divertente. È accessibile a tutti, non solo ad un pubblico tecnico. L’utilizzo del carnet, del quaderno di viaggio regala sempre delle situazioni interessanti.

Ci sono dei temi sui quali ti focalizzi maggiormente per la tua produzione?

Per me un punto importante è il tema dell’identità sia da un punto di vista più filosofico e spirituale ma anche identità intesa come nazione.

Negli ultimi quattro anni e mezzo mi sono posta delle domande sul significato di essere italiani, cos’ho da dire a me stessa come italiana?

L’occasione di stare all’estero ti offre l’opportunità di guardare l’Italia in modo diverso e alle volte lo sguardo è anche un po’ preoccupato. Ma si tratta di una situazione globale. Anche tutto ciò che succede in Europa, come la Brexit, il crescente flusso migratorio sono fonte di interrogativi. Per esempio non esiste una carta costituzionale, una Costituzione d’Europa che permetta di unire attraverso un testo così importante paesi così diversi tra loro. E allora mi chiedo: Che cosa unisce me ad un tedesco, cosa significa per me essere italiana anche alla luce del fatto che i miei nonni hanno combattuto durante la resistenza, sono fuggiti letteralmente dal treno che li stava portando in Germania o ancora, che cosa significa essere milanese, che cosa significa essere cresciuti in quartiere che con la ricca Ginevra c’entra poco?

Tutte domande che forse accomunano molti dei connazionali che si trasferiscono all’estero. Tu però hai una fortuna, quella di poter concretizzare questi quesiti nel tuo lavoro. Ci sono altri temi che ami esplorare?

A livello personale sono molto timida e sensibile. Mi capita alle volte di scontrarmi anche con una certa mia fragilità ed è proprio per questo che per me la tematica della fragilità e dei deboli, dei più vulnerabili è sempre stata fonte di grande interesse. L’arte è un modo per buttare fuori, elaborare questa mia sensibilità, è un modo di pensare che si adatta bene alla mia conformazione.

Attraverso questa ricerca riesco a dare un senso a questo mio essere e rendere la fragilità un punto di forza attraverso l’arte.

Qual è la tecnica che utilizzi?

Prevalentemente lavoro tanto con il disegno, con la matita e con i pastelli ma anche con i pennarelli a base di inchiostro china. Quello che cerco di fare adesso è di approdare ad un passaggio più pittorico senza perdere l’utilizzo puro del disegno. Tendo a fare dei disegni o quadri che sono un mix tra pittura e disegno.

 

Alla tela preferiscono lavorare su cartone. Prediligo una superficie che non sia perfetta, che abbia pieghe e forme non precise. Il lavoro richiesto è maggiore ma mi appassiona perché un supporto povero e imperfetto è più coerente con le mie tematiche e con il mio approccio.

L’appuntamento con il vernissage della mostra Carnets è oggi alle 18 alla sala esposizioni Halle Nord a Place de l’Ile 1 a Ginevra.

L’esposizione durerà fino al 20 agosto. La mostra sarà visitabile dal martedì al sabato dalle 14 alle 18. Ingresso libero.

Jessica Cavallero

Immagine: Federica Bossi

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