La storia di Salvo, organista catanese trapiantato a Losanna: “Ecco perché mi basterebbero 1200 euro al mese per tornare in Italia”

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È una storia lunga quindici anni quella che lega Salvatore (Salvo) Reitano alla Svizzera. Da quando nel 2001 sì è finalmente deciso a seguire le orme di un suo amico. Da molto tempo tentava di convincerlo a percorrere i 1600 chilometri che separano Catania da Losanna, l’Italia dalla Svizzera.

Salvo ha quarantadue anni e di professione fa il musicista, l’organista di chiesa per l’esattezza. C’è da dire che in Italia, la sua attività non è considerata un vero e proprio lavoro. La maggior parte degli organisti sono volontari.

“Non esiste un contratto nazionale, ogni parrocchia decide per conto proprio. Sono solo gli organisti delle grandi parrocchie ad avere accesso a dei contratti. In Svizzera è diverso”.

Ed ecco perché Salvo ha deciso di fare un tentativo ed è venuto a studiare in terra elvetica.

“La prima volta che sono venuto a Losanna, è stato per prendere contatti con dei professori al conservatorio. Il mio amico che insegnava qui, alla fine mi ha convinto. A dire la verità c’è voluto un bel po’ ma un giorno l’ho seguito e sono arrivato a Losanna al termine di un burrascoso viaggio in treno”.

In testa la solita frase che si ripete la maggior parte delle persone che emigrano: “vado solo a vedere, poi se non piace torno indietro”.

Salvo non lo ha fatto. È rimasto. Ha superato l’esame di ammissione e ha studiato tre anni al conservatorio di Losanna.

“Come per tutti, non è sempre stato facile e chi dice che lo è forse non racconta tutta la verità. Ho mangiato pane e pere per un po’ perché erano i cibi meno cari. Ho fatto dei piccoli lavoretti per avere un po’ di respiro dal punto di vista economico”

Tutto per seguire il suo sogno. Uno scalino alla volta Salvo, la sua vetta l’ha raggiunta. Nel 2004 torna a Catania, dove termina i suoi studi e ottiene il master performance, una laurea di secondo livello nel suo ambito.

Nel 2007 si sposta a Bergamo. Poi nel 2008 passa di nuovo la frontiera e da maggio inizia a lavorare come organista titolare a Pully nella chiesa cattolica di St. Maurice.

Il sogno è esaudito? Sì, ma solo a metà:

“Qui in Svizzera c’è un sistema pensionistico all’avanguardia, i muri non sono sporchi, non c’è immondizia buttata in mezzo alla strada ma casa è sempre casa. Credo che la nostra battaglia la dovremmo combattere lì, a casa nostra, in Italia. La stiamo lasciando alla mercé di chi non la ama davvero. Io tornerei senza pensarci. Salirei sul primo aereo e partirei. L’occasione sarebbe avere uno stipendio, il minimo che potrebbe garantirmi di vivere degnamente svolgendo il lavoro che amo, nella terra che amo. Basterebbero 1200 euro al mese. Non l’ho ancora fatto perché quest’occasione non è ancora arrivata”.

Cosa non gli piace di Losanna?

“La mia vita qui rischia di diventare letteralmente solo casa e chiesa. Alcuni giorni la solitudine si taglia con il coltello. Non rimpiango di essere partito perché Losanna in questi anni mi ha dato molto ma una cosa la devo dire: quando torno a casa, a Catania, quando vedo quei muri imbrattati, quando mi imbatto nel traffico della città, nelle sue bellezze ma anche nei suoi disservizi, io respiro”.

Jessica Cavallero

Immagine: Salvo Reitano

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